Doppio sguardo
Il Parco nazionale dello Stelvio nelle fotografie di Flavio Faganello
Il settore trentino del Parco nazionale dello Stelvio nell’ambito delle attività rivolte al pubblico ha deciso di organizzare due mostre fotografiche, una in Val di Peio e una in Val di Rabbi, finalizzate a raccontare l’evoluzione del paesaggio dell’area protetta attraverso le fotografie del fondo Flavio Faganello. Le mostre rientrano nel percorso di iniziative ed eventi avviato nel 2025 per celebrare i 90 anni del Parco.
Palazzo Migazzi ospita una mostra di 80 stampe fotografiche riferite al territorio tutelato della Val di Peio.
In Val di Rabbi la mostra sarà invece permanente e prevede l’installazione di 6 grandi fotografie che accompagneranno i camminatori sul sentiero che va dal parcheggio Plazze di forni fino alle Terme di Rabbi. La mostra avrà anche qua un doppio sguardo sul paesaggio, ma questa volta scandito dalle stagioni: una doppia versione, una primaverile e una invernale, che si alterneranno nel tempo.
Tutte le fotografie selezionate per le due mostre e per il catalogo provengono dall’archivio fotografico storico della Provincia autonoma di Trento - Servizio tecnico Soprintendenza per i beni culturali e da quello del Consorzio dei Comuni trentini B.I.M. dell’Adige.
Gli originali utilizzati conservati nei due archivi sono principalmente stampe d’epoca ai sali d’argento per quanto riguarda il bianco e nero e pellicola positiva (nei formati 6x6 cm e 24x36 mm), per quanto riguarda il colore.
Mostre a cura di Claudia Marini
Committente: Provincia autonoma di Trento - Servizio Sviluppo sostenibile e aree protette - Ufficio di gestione del Parco nazionale dello Stelvio.
Sostenitori: Comune di Peio, Comune di Rabbi, Archivio Fotografico Storico della Provincia autonoma di Trento, Servizio tecnico Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento, Consorzio dei Comuni trentini B.I.M. dell’Adige, Ecomuseo Val di Peio.
Progetto allestimento mostra a Palazzo Migazzi: Pietro Babina.
Realizzazione allestimento: Ufficio di gestione del Parco nazionale dello Stelvio.
Doppio sguardo
Lo sguardo di Flavio Faganello è uno sguardo che ritorna.
E’ uno sguardo che si affeziona e non abbandona.
E’ uno sguardo che attende e che si avvicina con rispetto, un poco alla volta.
E’ uno sguardo silenzioso.
Il modo d’agire rivela l’animo umano. Un tendere verso e stare in ascolto: una modalità delicata del conoscere.
In questo mio bellissimo sprofondare nel lavoro di Flavio Faganello, da fotografa sono stata molto colpita dal suo modo di approcciare il soggetto, dal suo osservarlo da lontano per poi avvicinarvisi piano piano, cambiando punto di vista e offrendo visioni differenti e mai scontate, come a cercare un dialogo. Dal suo ritornare sui suoi passi, un’ora dopo, un anno dopo, la stagione successiva, svariati anni dopo. Dal suo cercare il bianco e nero e ritrovare il colore, mostrando di uno stesso scorcio due paesaggi differenti. Dal suo cercare i vuoti e i pieni, le immobilità nel loro divenire e nel loro improvviso essere disturbate, affiancate, cambiate.
Nella continua osservazione dello scorrere del tempo, Flavio Faganello diviene testimone silenzioso e partecipe del cambiamento del territorio e della vita e della cultura della gente di queste montagne.
C’è sempre l’essere umano al centro delle fotografie di Faganello, uomo e donna.
Nelle fotografie, la persona è sempre colta nel suo affaccendarsi: mentre conduce le vacche alla stalla, mentre raccoglie la legna, lava i panni alla fontana, porta le vacche al pascolo, raccoglie le patate, trasporta materiale con un carro.
E’ al centro anche quando non è visibile, ma ne ha solo lasciato i segni. Del suo lavoro, del suo passaggio, del suo linguaggio: una strada sterrata, una staccionata, il bucato steso, un manufatto in legno, il fieno pronto per essere raccolto, le orme degli sci sulla neve.
Mi piace creare e trovare narrazioni con la fotografia e in quella di Flavio Faganello ho trovato tante piccole storie, che mi si sono palesate davanti agli occhi già mentre scandagliavo la prima grezza selezione che avevo fatto del suo lavoro sul territorio del Parco nazionale dello Stelvio, a cui queste fotografie sono riferite. Sono arrivate da sole ed io le ho solo riconosciute come una cifra del suo operare e come una estrema attenzione e cura all’oggetto del suo sguardo.
Claudia Marini
Flavio Faganello, fotografo, reporter e giornalista, è nato a Terzolas nel 1933 ed è scomparso nel 2005.
Gli inizi della sua attività professionale sono riconducibili ai primi anni Cinquanta. dove collabora con l'Agenzia Publifoto di Milano, e dove ha l’occasione di perfezionare la tecnica ed avviare un confronto con altri colleghi del settore,con le correnti nazionali e internazionali.
Fin dal principio l’interesse di Faganello è per i cambiamenti sociali. Compie numerosi viaggi in Italia e in Europa, documentando la vita frenetica dettata dalla modernità di molte città. Queste sue indagini saranno divulgate attraverso importanti riviste.
Rientrato a Trento, viene coinvolto da un amico fotografo che gli propone di aiutarlo a ritrarre i turisti sull’altopiano di Piné, nei luoghi di villeggiatura. Negli stessi anni l’amico giornalista Aldo Gorfer lo invita a collaborare ad un libro a cui stava lavorando; questo sarà per Faganello l’inizio di un nuovo modo di “guardarsi attorno” e l’inizio di un sodalizio umano e professionale che durerà oltre trenta anni e che ha dato notevoli risultati editoriali.
Macchina fotografica al collo, passo dopo passo Flavio Faganello ha documentato con sensibilità da etnografo le valli del Trentino, cercando di preservare attraverso la fotografia quegli usi e costumi rimasti immutati per secoli, ma che la modernizzazione stava minacciando. Una particolare attenzione è rivolta alle durezze e alle difficoltà, ma anche alle bellezze, della vita nei villaggi alpini.
Ha collaborato con i principali quotidiani della regione: Il Gazzettino, l’Alto Adige, l’Adige. Fra i suoi reportage più importanti, quello sull’alluvione che nel 1966 colpisce particolarmente Trento e la sua provincia. Il racconto fotografico realizzato ad Ischiazza (Valfloriana), uno dei territori montani maggiormente colpiti dal disastro ambientale, fu pubblicato anche sul Times di Londra e ricevette la medaglia d’oro da parte del quotidiano La Nazione di Firenze.
Nel corso della sua lunga carriera, Faganello ha realizzato numerose pubblicazioni e ricerche e firmato importanti reportage, ricevendo premi e riconoscimenti a livello nazionale e internazionale.
Palazzo Migazzi ospita una mostra di 80 stampe fotografiche riferite al territorio tutelato della Val di Peio.
In Val di Rabbi la mostra sarà invece permanente e prevede l’installazione di 6 grandi fotografie che accompagneranno i camminatori sul sentiero che va dal parcheggio Plazze di forni fino alle Terme di Rabbi. La mostra avrà anche qua un doppio sguardo sul paesaggio, ma questa volta scandito dalle stagioni: una doppia versione, una primaverile e una invernale, che si alterneranno nel tempo.
Tutte le fotografie selezionate per le due mostre e per il catalogo provengono dall’archivio fotografico storico della Provincia autonoma di Trento - Servizio tecnico Soprintendenza per i beni culturali e da quello del Consorzio dei Comuni trentini B.I.M. dell’Adige.
Gli originali utilizzati conservati nei due archivi sono principalmente stampe d’epoca ai sali d’argento per quanto riguarda il bianco e nero e pellicola positiva (nei formati 6x6 cm e 24x36 mm), per quanto riguarda il colore.
Mostre a cura di Claudia Marini
Committente: Provincia autonoma di Trento - Servizio Sviluppo sostenibile e aree protette - Ufficio di gestione del Parco nazionale dello Stelvio.
Sostenitori: Comune di Peio, Comune di Rabbi, Archivio Fotografico Storico della Provincia autonoma di Trento, Servizio tecnico Soprintendenza per i beni culturali della Provincia autonoma di Trento, Consorzio dei Comuni trentini B.I.M. dell’Adige, Ecomuseo Val di Peio.
Progetto allestimento mostra a Palazzo Migazzi: Pietro Babina.
Realizzazione allestimento: Ufficio di gestione del Parco nazionale dello Stelvio.
Doppio sguardo
Lo sguardo di Flavio Faganello è uno sguardo che ritorna.
E’ uno sguardo che si affeziona e non abbandona.
E’ uno sguardo che attende e che si avvicina con rispetto, un poco alla volta.
E’ uno sguardo silenzioso.
Il modo d’agire rivela l’animo umano. Un tendere verso e stare in ascolto: una modalità delicata del conoscere.
In questo mio bellissimo sprofondare nel lavoro di Flavio Faganello, da fotografa sono stata molto colpita dal suo modo di approcciare il soggetto, dal suo osservarlo da lontano per poi avvicinarvisi piano piano, cambiando punto di vista e offrendo visioni differenti e mai scontate, come a cercare un dialogo. Dal suo ritornare sui suoi passi, un’ora dopo, un anno dopo, la stagione successiva, svariati anni dopo. Dal suo cercare il bianco e nero e ritrovare il colore, mostrando di uno stesso scorcio due paesaggi differenti. Dal suo cercare i vuoti e i pieni, le immobilità nel loro divenire e nel loro improvviso essere disturbate, affiancate, cambiate.
Nella continua osservazione dello scorrere del tempo, Flavio Faganello diviene testimone silenzioso e partecipe del cambiamento del territorio e della vita e della cultura della gente di queste montagne.
C’è sempre l’essere umano al centro delle fotografie di Faganello, uomo e donna.
Nelle fotografie, la persona è sempre colta nel suo affaccendarsi: mentre conduce le vacche alla stalla, mentre raccoglie la legna, lava i panni alla fontana, porta le vacche al pascolo, raccoglie le patate, trasporta materiale con un carro.
E’ al centro anche quando non è visibile, ma ne ha solo lasciato i segni. Del suo lavoro, del suo passaggio, del suo linguaggio: una strada sterrata, una staccionata, il bucato steso, un manufatto in legno, il fieno pronto per essere raccolto, le orme degli sci sulla neve.
Mi piace creare e trovare narrazioni con la fotografia e in quella di Flavio Faganello ho trovato tante piccole storie, che mi si sono palesate davanti agli occhi già mentre scandagliavo la prima grezza selezione che avevo fatto del suo lavoro sul territorio del Parco nazionale dello Stelvio, a cui queste fotografie sono riferite. Sono arrivate da sole ed io le ho solo riconosciute come una cifra del suo operare e come una estrema attenzione e cura all’oggetto del suo sguardo.
Claudia Marini
Flavio Faganello, fotografo, reporter e giornalista, è nato a Terzolas nel 1933 ed è scomparso nel 2005.
Gli inizi della sua attività professionale sono riconducibili ai primi anni Cinquanta. dove collabora con l'Agenzia Publifoto di Milano, e dove ha l’occasione di perfezionare la tecnica ed avviare un confronto con altri colleghi del settore,con le correnti nazionali e internazionali.
Fin dal principio l’interesse di Faganello è per i cambiamenti sociali. Compie numerosi viaggi in Italia e in Europa, documentando la vita frenetica dettata dalla modernità di molte città. Queste sue indagini saranno divulgate attraverso importanti riviste.
Rientrato a Trento, viene coinvolto da un amico fotografo che gli propone di aiutarlo a ritrarre i turisti sull’altopiano di Piné, nei luoghi di villeggiatura. Negli stessi anni l’amico giornalista Aldo Gorfer lo invita a collaborare ad un libro a cui stava lavorando; questo sarà per Faganello l’inizio di un nuovo modo di “guardarsi attorno” e l’inizio di un sodalizio umano e professionale che durerà oltre trenta anni e che ha dato notevoli risultati editoriali.
Macchina fotografica al collo, passo dopo passo Flavio Faganello ha documentato con sensibilità da etnografo le valli del Trentino, cercando di preservare attraverso la fotografia quegli usi e costumi rimasti immutati per secoli, ma che la modernizzazione stava minacciando. Una particolare attenzione è rivolta alle durezze e alle difficoltà, ma anche alle bellezze, della vita nei villaggi alpini.
Ha collaborato con i principali quotidiani della regione: Il Gazzettino, l’Alto Adige, l’Adige. Fra i suoi reportage più importanti, quello sull’alluvione che nel 1966 colpisce particolarmente Trento e la sua provincia. Il racconto fotografico realizzato ad Ischiazza (Valfloriana), uno dei territori montani maggiormente colpiti dal disastro ambientale, fu pubblicato anche sul Times di Londra e ricevette la medaglia d’oro da parte del quotidiano La Nazione di Firenze.
Nel corso della sua lunga carriera, Faganello ha realizzato numerose pubblicazioni e ricerche e firmato importanti reportage, ricevendo premi e riconoscimenti a livello nazionale e internazionale.




