Il Censimento primaverile notturno del cervo con il faro
di Marta Gandolfi
Ore 23:00 di un martedì del mese di aprile…
La neve si sta sciogliendo. La primavera, anche se lentamente, si sta facendo spazio dopo il lungo inverno e gli animali erbivori, di notte, iniziano a riversarsi sui prati di fondovalle, verdi di erba appena cresciuta, per alimentarsi e riprendere le energie perse durante il rigido e nevoso inverno appena giunto al termine.
Sì, i prati, pian piano, si riempiono di cervi.
Pila frontale? C’è. La scheda di raccolta dati pure, abbiamo matita (sempre la matita! La penna può lasciarti nei pasticci: può decidere di non funzionare per il freddo o, se piove, il foglio si bagna e con la penna … ahi, ahi, ahi!), GPS per tracciare il percorso e, la cosa più importante, il faro c’è. Siamo pronti!
Il faro serve per illuminare la fauna, per poterla contare, è per questo che si chiama “censimento primaverile notturno del cervo con faro”. Per qualcuno può sembrare invasivo, ma se usato bene, accendendolo solo quando serve, per brevissimo tempo, puntandolo in modo da contare gli animali senza disturbarli troppo e soprattutto se usato solo dagli “addetti al settore”, è un buono strumento, utile al fine del conteggio.
Questa tecnica di monitoraggio è utilizzata sul cervo in primavera proprio perché contare i cervi che si riversano in quantità sui prati risulta facile ed è quindi possibile contarne un numero che, tecnicamente parlando, sia “rappresentativo della consistenza numerica della specie”, ovvero che ne rappresenti una quantità ragionevole per dire con buona fiducia “nel Parco dello Stelvio e in Val di Sole, nel 2021 ci sono X cervi”.
Saliamo sul pick-up e partiamo!
Siamo pronti a percorrere alcune decine di km, un percorso che si snoda su strade statali e soprattutto forestali, che costeggiano aree aperte, radure vicine ai boschi. Dopo pochi metri in macchina, percorsi lentamente, con i finestrini aperti ed il faro che guarda fuori, acceso solo quando serve, eccoli! Il primo gruppo di cervi. Cerchiamo per prima cosa di contarne il numero esatto (loro ovviamente nella maggior parte dei casi, non stanno fermi ma si spostano, per cui bisogna essere veloci ed efficienti, anche per non disturbarli). Poi, si passa alla conta delle classi di sesso e di età, ovvero: quante femmine sono nel gruppo, quanti piccoli nati lo scorso anno e quanti maschi, differenziando tra “palcuti”, i maschi adulti con palco ramificato, a diverse punte o “fusoni”, i giovani che in questo periodo stanno per compiere i due anni, che hanno il palco ancora costituito da una sola stanga affusolata.
Se riesce in questa impresa, benissimo, altrimenti, i cervi di cui non si riesce a definire sesso e/o età, vengono indicati nella scheda dati come “indeterminati”.
Si va avanti e poco dopo, eccone altri e poi altri ancora. E così per tutto il percorso.
Tecnici del Parco e Agenti Forestali collaborano al monitoraggio in diverse squadre: noi siamo in Val di Peio, altri colleghi contemporaneamente stanno facendo lo stesso monitoraggio in Val di Rabbi ed i cacciatori dell’Associazione Cacciatori Trentini (ACT), che ha la delega di gestione del cervo in Trentino e gestisce quindi il censimento, monitorano le zone del Distretto Faunistico della Val di Sole.
Lo stesso succede nel settore lombardo del Parco, per dare continuità al monitoraggio.
Tutti nello stesso momento, tutti con la stessa tecnica e le stesse modalità, tutti con lo stesso scopo. Questo per avere un’istantanea, una foto in contemporanea, della presenza e della distribuzione del cervo nel Parco ed in Val di Sole in quel momento.
Dal punto di vista della ricerca scientifica e della conservazione della fauna selvatica, queste esperienze offrono l’opportunità di reperire dati importanti sulle consistenze, sui luoghi frequentati dalle varie specie, sulla dinamica di popolazione (messi insieme ad altri dati raccolti con altre tecniche) e su altri parametri importanti che possono aiutare per la loro conservazione e quella di altre specie (unendo i dati e confrontandoli, analizzandoli). Al Parco per anni i cervi sono stati marcati con marche auricolari e collari colorati per stimare con precisione la percentuale di sottostima del censimento (per approfondire vai al link).
Dal punto di vista divulgativo, o da quello di chi fa un altro lavoro ma ama la natura ed ancora è affascinato dal mondo naturale e dalle sue dinamiche, queste testimonianze rappresentano un modo per vedere ciò che di giorno, durante la frenesia della vita quotidiana non si riesce a vedere: quando gli uomini si ritirano nelle loro case, di notte, la natura occupa più tranquillamente i suoi spazi, manifestando le sue dinamiche, all’interno di ogni specie e nelle varie connessioni ecologiche tra loro: specie che semplicemente vivono negli stessi territori e si nutrono delle stesse risorse oppure prede e predatori. Ognuno che vive, si muove e lotta per la sopravvivenza, per nutrirsi e recuperare energia, per accaparrarsi spazi idonei, per predare o cercare di non essere predato. La natura nei suoi cicli equilibrati, antichi ma attuali e perfettamente regolati.




